UNA STAZIONE SPAZIALE ATTORNO ALLA LUNA


Vittorio Netti in una simulazione di missione marziana nella Mars Desert Research Station nel deserto dello Utah


“Un piccolo passo per un uomo” disse l’astronauta Neil Armstrong nel 1969, quando per primo mise piede sulla Luna.

Come abbiamo raccontato nel numero 22 di PLaNCK!, dopo più di cinquanta’ anni siamo pronti a tornare sulla Luna: le agenzie spaziali di tutto il mondo stanno progettando il Gateway, la prima Stazione Spaziale Lunare. Vittorio Netti, Space Architect e Consulente per Olympus, ci racconta qualcosa in più di questo “grande balzo per l’umanità”. 

 

Vittorio, cos’è il Lunar Gateway?

È la futura stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, a circa 380 mila chilometri dalla Terra. È la prima volta che ci spingiamo così lontano per costruire un ambiente adatto agli esseri umani. Oltre al Gateway costruiremo anche Olympus, la prima base lunare;  Gateway e Olympus fanno entrambe parte del nuovo programma di sbarco sulla Luna della NASA, cui collaborano anche le agenzie spaziali ESA, JAXA e CSA-ASC.

 

Cosa distingue il Lunar Gateway dalla ISS, la Stazione Spaziale Internazionale?

Il Gateway sarà più piccolo ma anche più moderno: sarà dotato di robot autonomi e controllati dalla Terra per svolgere molti lavori che solitamente sono affidati agli astronauti.

 

 Come sarà fatto?

Avrà quattro parti chiamate “moduli”: uno abitativo, uno per la spinta, un “magazzino” e uno per le comunicazioni che funzionerà anche da “pompa di benzina” spaziale. Il Gateway potrà ospitare un equipaggio di quattro membri.

 

 E come farà a orbitare attorno alla Luna?

Una stazione è attratta dalla forza di gravità del corpo attorno a cui orbita. Questo fa sì che la stazione “precipiti” verso il corpo. Ma la grande velocità a cui viaggia, ben 27 mila chilometri orari, la spinge verso l’esterno evitando la sua caduta.

 

Sarà un’impresa costruirlo…

Vero! I moduli saranno lanciati con tre razzi diversi e messi assieme direttamente in orbita attorno alla Luna. Sembra fantascienza, ma è possibile!

 

Quanto tempo ci metteremo a raggiungerlo?

Appena due giorni, per rimanerci massimo tre mesi. Quindi ci saranno periodi in cui il Gateway sarà abitato solo da robot.

 

Cosa faremo una volta lì?

Il Gateway è un passo molto importante per l’esplorazione umana del cosmo,  potrà essere la nostra “palestra” per imparare a vivere lontani dalla Terra: sul Gateway potremo testare i sistemi di supporto vitale, ovvero le tecnologie che permettono agli astronauti di sopravvivere nello spazio producendo ossigeno e riciclando gli scarti. Non potremo aspettarci rifornimenti dalla Terra: arriverebbero in otto mesi! Il Gateway potrà inoltre essere usato come base per l’esplorazione della Luna ma anche come stazione di ricarica per le navette dirette su Marte. Quando saremo in grado di produrre carburante direttamente sulla Luna, le astronavi potranno fermarsi al Gateway per ricaricare i serbatoi prima di partire per lunghi viaggi verso mondi lontani.

 

Quali saranno pericoli?

Prima di tutto le radiazioni, pericolose sia per noi che per le strumentazioni, per cui il Gateway sarà dotato di uno scudo protettivo. L’altro problema è la distanza dalla Terra: in caso di emergenza due giorni di viaggio per ricevere aiuto da casa o per ritornarci potrebbero essere fatali. Per questo i sistemi di comunicazione dovranno funzionare benissimo.

 

Che ruolo hai nella progettazione del Gateway e cosa ami del tuo lavoro?

Io mi occupo di progettare gli ambienti per gli astronauti come Olympus che, come dicevo, sarà la prima base lunare. Il Gateway è parte fondamentale del progetto, senza il quale costruire sulla superficie non sarebbe possibile.

Ho sempre sognato di diventare astronauta, ma crescendo ho capito che progettare astronavi e basi spaziali era ciò che mi piaceva davvero.

 

Vuoi vedere com’è fatto il Gateway? Ecco le bellissime immagini della NASA.