UN ROVER PER AMICO


Matteo De Benedetti accanto al rover lunare LUVMI-X. Credits: Space Application Services.


Il mese scorso il rover Perseverance della NASA è atterrato su Marte… ma non è il solo. I rover che abbiamo progettato e inviato sul pianeta rosso sono tanti e in continua evoluzione! Di alcuni abbiamo parlato nel numero 22 di PLaNCK!. Ora lasciamo che sia Matteo De Benedetti, ingegnere robotico di Space Applications Services, a raccontarci i segreti di questi nostri alleati per l’esplorazione dei pianeti.

 

Matteo, cos’è un rover? Cosa lo distingue da un robot?

Un rover è un robot con l’obiettivo di esplorare pianeti e satelliti, come Marte e la Luna. La parola “robot” è più generica e indica una macchina intelligente in grado di interagire con l’ambiente, anche una moderna lavatrice è un robot!

 

Quali sono i componenti di base di un rover?

Ci sono le telecamere che gli permettono di “vedere” l’ambiente, evitare ostacoli e andare nella giusta direzione. Poi le batterie che gli danno energia e gli strumenti scientifici, come trapani per scavare e braccia robotiche per raccogliere rocce.

 

Come funziona il movimento?

Grazie a ruote, solitamente sei, e dei sistemi meccanici chiamati “sospensioni”, il rover può muoversi agilmente anche in terreni difficili. Spesso ci divertiamo a cambiare il numero di ruote o a sostituirle con vere e proprie gambe robotiche.

 

Perché non possiamo telecomandare un rover come facciamo con una semplice macchinina?

Per comandare una macchina giocattolo usiamo dei segnali che viaggiano alla velocità della luce. Marte è molto lontano e ogni comando che mandiamo lì ci mette circa dieci minuti ad arrivare. Ma se il rover incontra un sasso e deve frenare… Non possono passare dieci minuti! Per questo deve essere autonomo, muovendosi e riconoscendo da solo la strada e i pericoli.

 

Quanto durano le batterie del rover?

Un paio d’ore lavorando, circa dieci a riposo. Quando le batterie finiscono possono essere ricaricate grazie all’energia catturata dai pannelli solari. 

 

Cosa ha di speciale il rover appena arrivato su Marte, Perseverance?

E’ il primo rover che cercherà tracce di vita sottoterra e che proverà a produrre ossigeno sul pianeta rosso. Insieme a lui c’è anche il primo “elicottero” marziano, Ingenuity, che farà da test per capire se i droni possano aiutarci a esplorare l’universo.

 

Ora stai lavorando ad un progetto che prevede due robot che si “aiutano a vicenda”. Come funziona?

Uno è il classico rover a sei ruote e l’altro è più simile ad un “ragno robotico” con quattro gambe e due braccia. In questo modo i rover possono unire le forze e le loro diverse abilità per diventare una buona squadra e svolgere al meglio la loro missione.

 

Esistono rover per esplorare la Luna?

Certo! Insieme ai miei colleghi ne stiamo progettando uno che per la prima volta visiterà regioni della Luna sempre in ombra, dove fa molto freddo e potrebbe esserci acqua.

 

Cosa consigli ai bambini e alle bambine che vogliono diventare ingegneri?

Serve sicuramente tanto impegno, direi perseveranza, come ci ricorda la NASA. Ma la cosa più importante è affrontare tutte le sfide come se fossero un gioco. Costruire e guidare i rover risveglia spesso il bambino che è in me.