Una raccolta di foto per svelare i misteri delle comete



La missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea ha avuto grande successo e popolarità: partita nel 2004 e conclusasi nel 2016, ha permesso di raccogliere molte informazioni sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Tra gli scienziati coinvolti nel progetto c’era anche Fiorangela La Forgia, assegnista di ricerca del dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova che ha analizzato le foto della cometa.

 

Come si fa a studiare una cometa attraverso le foto?

La sonda Rosetta era dotata di una serie di fotocamere che “guardavano” la cometa e possedevano dei filtri speciali per vedere diverse lunghezze d’onda della luce (ossia diversi colori che compongono la luce). Questi strumenti sono alla base della “spettrofotometria”: una tecnica che permette di vedere come le varie lunghezze d’onda sono assorbite o riflesse da una sostanza. Questo tipo di dati si possono ottenere dalle foto della cometa e forniscono indicazioni sulla sua composizione chimica.

 

Di preciso in cosa è consistito il tuo lavoro?

Mi sono occupata soprattutto nell’analisi della “chioma”, che è la zona di polveri e gas che circonda la cometa. Usando i dati raccolti dalle foto ho identificato i gas presenti nella chioma, i quali permettono di capire di cosa è fatta la cometa e quali sono i processi che portano al rilascio dei gas. Un esempio è lo studio dell’acqua: si può vedere quanta ce n’è, da che direzione proviene e se varia nel tempo o in base alla distanza dal Sole.

 

Perché è importante sapere questi dettagli sulla cometa?

Le comete sono considerate gli oggetti più primitivi del Sistema Solare, perciò capire come sono fatte, come funzionano e come cambiano nel tempo è utile per comprendere quali erano le condizioni all’inizio della formazione del nostro Sistema Solare. Inoltre, possono aiutarci a scoprire l’origine dell’acqua sulla Terra.

 

Di che cosa ti stai occupando adesso?

Attualmente sono coinvolta in varie missioni spaziali dedicate allo studio di comete e asteroidi, tra cui “Comet Interceptor”, la nuovissima missione dell’Agenzia Spaziale Europea che verrà lanciata nel 2028. L’obiettivo è una cometa dinamicamente nuova, cioè una cometa che non è mai passata nelle vicinanze del Sole.

Le comete dinamicamente nuove sono molto imprevedibili e possono essere scoperte solo mentre si stanno avvicinando al Sole. Comet Interceptor verrà quindi lanciata e “parcheggiata” in un’orbita stabile, dove rimarrà per 2 o 3 anni in attesa che il suo target (ovvero la cometa) venga scoperto; dopodiché viaggerà verso la cometa e ne farà un passaggio ravvicinato di poche ore, durante il quale potremo acquisire immagini ad alta risoluzione del nucleo e della chioma.

 

La cosa che più ti piace del tuo lavoro?

Direi l’attesa: l’attesa dell’arrivo sull’asteroide o sulla cometa, l’attesa delle primissime immagini che uno strumento riesce ad acquisire. Altrettanto però mi piace il fatto che ciò che studiamo sia nuovo, incontaminato, e tutto quello che dobbiamo fare è capire come è fatto e come funziona.