di Matteo Serra

Raggi X, infrarossi, ultravioletti, e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente avrete sentito parlare di queste radiazioni invisibili da cui siamo circondati. Ma tra tanti tipi di “raggi” conosciuti è probabile che non vi siate mai imbattuti nei fantastici “raggi N”. Mai sentiti? Eppure sono davvero portentosi: tra le altre cose, permettono di vedere al buio e sono emessi da quasi tutte le sostanze. C’entra qualcosa Superman? No, ma la storia dei raggi N è davvero molto istruttiva e merita di essere raccontata. 

Nell’autunno del 1903, il fisico francese René Blondlot annunciò una scoperta sensazionale: una radiazione emessa spontaneamente da alcuni metalli (tra cui l’argento) e capace di permettere la “visione al buio”! Blondlot battezzò queste radiazioni “raggi N”, in onore della sua città natale Nancy. Nessuno fu molto sorpreso da quell’annuncio, perché in quel periodo venivano annunciate quasi di continuo grandi scoperte di fisica.

In breve tempo, altri scienziati francesi confermarono la scoperta, definendo ancora meglio la bizzarra natura dei raggi N: potevano essere prodotti da qualunque sostanza, con la curiosa eccezione del legno secco. Altrove, però, qualcuno cominciò a insospettirsi: tra questi Robert Wood, fisico sperimentale e inventore americano, che non era per nulla convinto delle strane proprietà dei raggi N. Decise così di recarsi personalmente a Nancy, per vedere con i suoi occhi gli esperimenti del professor Blondlot.

Wood aveva un sospetto: che Blondlot si fosse fatto “sedurre” da un’intuizione sbagliata, e che vedesse anche quello che non c’era… Così architettò un astuto stratagemma per mettere alla prova il professore.

Per osservare i “raggi N”, Blondlot usava uno strumento chiamato spettroscopio, il cui elemento principale è un prisma di vetro. Senza il prisma, lo spettroscopio non può funzionare. Quel burlone di Wood, prima dell’esperimento, ebbe l’idea di togliere il prisma dallo spettroscopio senza farsi vedere da Blondlot. Incredibilmente, anche usando lo spettroscopio senza il prisma, Blondlot affermò di vedere i raggi N! Ma questo era davvero impossibile. Wood ottenne così la prova che cercava: i raggi N esistevano solo nell’immaginazione di Blondlot!

Il povero professore francese, una volta resosi conto dell’incredibile abbaglio, fu colto da un grave esaurimento nervoso. Ma la storia dei suoi raggi N ci aiuta a capire quanto è importante il metodo scientifico di Galileo: una scoperta è vera non quando un singolo scienziato la annuncia (anche se è autorevole), ma quando può essere verificata da chiunque altro, ovunque e in qualunque momento (e senza trucchi!). 

Prosper Rene Blondlot

René Blondlot