MARCO MALVALDI

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Il libro di Marco, L'architetto dell'invisibile, è il quarto classificato dell'edizione 2018 del Premio Galileo per la Divulgazione Scientifica. 

L'intervista è a cura di Agnese Sonato.

 

 

 

Come mai il tuo libro, che parla di chimica, si intitola L’architetto dell’invisibile?

Perché la chimica è l’arte di spiegare quello che è visibile ma incomprensibile usando oggetti che sono invisibili ma che sono comprensibili. Ad esempio, perché l’acqua, che è un liquido trasparente, se la scaldo evapora mentre la chiara d’uovo, sempre un liquido trasparente, se lo scaldo diventa un solido gommoso? Nei termini di ciò che vedo e basta non lo posso spiegare, devo invece andare un pochino più in là del visibile.

Qual è la cosa più bella della chimica?

La cosa più bella della chimica in assoluto sono le strutture delle molecole. Questi oggetti, le molecole, sono belli da guardare. Le loro strutture tridimensionali hanno simmetria, hanno ramificazioni… sono vere e proprie strutture architettoniche. E sono belle. Dalla loro bellezza si può capire la loro funzione anche solo guardando la molecola. Poi guardando dove sono gli atomi, o sapendo dove sono le cariche elettriche, siamo in grado di sapere cosa farà la molecola… dalla forma alla funzione insomma, qualcosa di bellissimo.

Cosa ci insegna la chimica?

La chimica ci insegna che il mondo è in continua trasformazione e sono molto più importanti i processi di quello che capita che gli oggetti di per sé. Gli oggetti di per sé non sono moto interessanti. Ad esempio il fatto che il vetro sia duro e la gomma sia elastica dipende da come si muovono gli atomi. Poi il fatto che l’acqua della pasta riscaldata si metta a bollire e faccia denaturare le proteine dello spaghetto per cuocerlo ci insegna che possiamo controllare la materia a nostro piacimento entro un certo limite.

La chimica è un tipo di cucina nella quale non sempre si assaggia ma con cui possiamo rendere il mondo più familiare e più facile da usare. La chimica è quindi l’arte della trasformazione, un “gioco”. E i bambini lo sanno perché quando giocano trasformano

Nel tuo libro fai molti parallelismo tra chimica, forma, immaginazione e anche letteratura. Perché?

Perché il cervello umano è uno solo. Se uno ci pensa scienza, arte e letteratura sono tutti prodotti del nostro cervello. Sono cose che il nostro cervello crea per vedere, guardare e ragionare, e diventano cose reali nel momento stesso in cui tutti ci crediamo. Quindi fanno tutte parte delle cose che l’essere umano è in grado di fare per estendere il cervello oltre i suoi sensi. Molto spesso scienza e arte si intersecano, con cose come la prospettiva, l’azzurro del cielo… l’arte, come la scienza, è un modo di vedere la realtà e far arrivare sensazioni al nostro cervello e al nostro corpo

La chimica è pericolosa?

Lo è come tutte le scienze umane. Una conoscenza è sempre qualcosa che può dare un vantaggio, quindi se usi la tua conoscenza come vantaggio per tutti gli esseri umani è un bene, se la usi per avvantaggiare solo parte degli esseri umani è un male. Pensiamo ad esempio ai fertilizzanti e alle armi chimiche inventati dalla stessa persona nel ‘900.